The Fourth Estate
— Giuseppe Pellizza.
La questione sociale si impone. Molti vi si dedicano e la studiano sollecitamente per risolverla. Anche l’arte non deve essere aliena da questo movimento verso una meta che ancora non si conosce, ma che si intuisce migliore delle presenti condizioni.
Ripresi gli studi per Il quarto stato, provvisoriamente intitolato ora Ambasciatori della fame (cat. 933) ora Fiumana (cat. 943), Pellizza portò avanti un serratissimo lavoro di documentazione sui contenuti dell’opera, abbonandosi alla rivista Critica sociale e leggendo tutti gli opuscoli della Biblioteca popolare (Scotti, 1990). Di sicuro giovarono alla riflessione sia la sua elezione a vicepresidente della Società agricolo-operaia di mutuo soccorso di Volpedo sia il sostegno, vissuto in prima persona sin dagli anni di gioventù accanto al padre, alle questioni contadine e operaie (Zimmermann, 2005).
Dopo un viaggio a Roma e a Napoli, con visite nei rispettivi musei e nei siti archeologici di maggior rilievo, Pellizza partecipò alla I Triennale di Torino nel 1896 con le opere Sul fienile, Mammine e Processione (Martinelli, 1896). In città ebbe modo di stringere amicizia con Leonardo Bistolfi, Giovanni Cena e con l’avvocato Pio Vazzi di Alessandria, critico d’arte interessato al simbolismo.
Il quarto stato
The Fourth Estate (Italian: Il quarto stato) is an oil painting by Giuseppe Pellizza da Volpedo, originally titled The Path of Workers and made between 1898 and 1901. It depicts a moment during a labor strike when workers’ representatives calmly and confidently stride out of a crowd to negotiate for the workers’ rights. Its name refers to the working class as standing alongside the three traditional estates that divided power between the nobility, clergy, and commoners.
Pellizza made three separate large-scale preliminary versions of the work to experiment with his divisionist representations of color. After his death, The Fourth Estate became a popular Italian socialist image and was reproduced extensively despite its initial shunning by formal art circles. Over time, its acclaim grew until it became recognized as one of the most important Italian paintings of the turn of the 20th century. The painting is now at the Galleria d’Arte Moderna in Milan.
Sources: treccani.it
italianartsociety.org